La miscelazione ai tempi del Futurismo

di Fulvio Piccinino

In questo articolo vi ho parlato del movimento futurista e della forte spinta innovativa che abbiamo portato in Italia agli inizi del '900.

Oggi vi parlerò più nello specifico dell'influenza che il movimento ha avuto nella miscelazione

 

La classificazione dei cocktail

Grandi acque (a sinistra) Guerra in letto (a destra) 

 

I Futuristi coniarono la parola Polibibita per descrivere il cocktail, fedeli ai dettami del regime fascista contrario all’utilizzo di termini stranieri. Il movimento però non si limitò solo a modifiche di tipo formale più che sostanziale, introducendo altre e più profonde innovazioni.

Nei testi storici di miscelazione italiani Guida al barman (1926) e Mille Misture (1936), la classificazione dei cocktail avviene secondo i dettami internazionali, che sono legati agli ingredienti o alla preparazione. Un esempio per tutti: i Fizz ottenuti con distillato, zucchero e limone shakerati, con successiva aggiunta di soda ed i Collins, uguali negli ingredienti ma mescolati. A seguire Julep, Daisies, Cobbler, Coolers e Flip per citare le classi più in auge.
I futuristi per primi introdussero la temporalità, inventando di fatto la classificazione attuale e oggi nuovamente messa in crisi dalle nuove tendenze, legate al Pre Dinner, After Dinner e All Day.
Gli avanguardisti, irriverenti e votati alla provocazione, coniarono i termini Guerra in Letto, ricchi di alcol e spezie considerate afrodisiache e Pace in letto o i Presto in letto, di cui sembra superflua descrivere la finalità.
Abbiamo poi alcolici Snebbianti e fresche e frizzanti Inventine, che andavano sorseggiate prima di scrivere una poesia liberi da moralismi o per avere idee fulminanti.

 

Le decorazioni dei cocktail

Brucio in bocca (a sinistra) e Giostra d'alcool (a destra)

 

La miscelazione classica prevedeva per la decorazione dei cocktail semplici e poco colorate scorze di limone, o qualche pezzo di frutta mentre i futuristi, che avevano fatto dell’arte plastica la loro bandiera, crearono decorazioni tridimensionali per stupire il bevitore.
Ed ecco comparire un ostia ripiena con un filetto di acciughe per dare sapidità al Grandi Acque, o cubetti di formaggio o di cioccolato nel Giostra d’Alcol, per contrapporre in maniera inedita salato ed amaro.
Per il sapore le decorazioni erano complementari al liquido per creare gli assi di gusto inediti per quel tempo, legati al dolce piccante, ottenuti ad esempio con un amarena ripiena di grani di pepe.
Barosi nel suo Avanvera, creò la prima decorazione esterna, oggi detta Side, unendo sei cibi da abbinare alla polibibita, per avere un bilanciamento ed un abbinamento che spazi dal salato del Parmigiano e delle acciughe, all’acido del pomodoro, al dolce della banana e delle mandorle.
L’idea geniale per esaltare in pieno il concetto di plasticità, però, fu di Fillia che in un flip futurista, il Diavolo in Tonaca Nera,  rese tridimensionale l’ingrediente. Un rosso di uovo sodo galleggia nel liquido invece che essere sciolto fresco in esso.
Senza dimenticare il primo bicchiere di ghiaccio che la storia ricordi, che Barosi scelse di usare per il suo Ritto.

 

Il coinvolgimento di tutti e 5 i sensi

Rosa bianca

 

I futuristi per primi affermarono che l’esperienza gustativa andava resa un’esperienza globale, inserendo tutti i sensi del corpo. Durante il servizio delle polibibite e delle formule di cucina, venivano diffusi rumori e musica per stimolare il bevitore, spesso venivano sparse, con vaporizzatori e ventilatori, essenze e profumi a ricordare per contrapposizione o concordanza il sapore della miscela.
Le luci cambiavano, solitamente dal rosso al verde, e viceversa, per eccitare o calmare a secondo dell’effetto desiderato il cervello del consumatore. Infine il tatto, il senso meno utilizzato eppur diffuso su tutto il corpo, veniva sollecitato distribuendo tavole composte da materiali morbidi e ruvidi da massaggiare con i polpastrelli durante l’assaggio per suscitare emozioni suggestive e determinanti.

 

Il territorio

Concetto abusato oggigiorno per futuristi fu necessità, in quanto il regime fece dell’autarchia una legge.
Gli autori delle polibibite pertanto utilizzarono per primi vini di territorio, come il Barbera, il Barolo o la Vernaccia di Oristano solitamente usati come vini da mensa. Per le decorazioni altre a quelle citate poc’anzi, nei bicchoeri finirono prosciutto crudo, Nocciolini di Chivasso e castagne candite.
Genziana, rabarbaro e nocino, liquori usati come digestivi e solitamente bevuti lisci furono mescolati mentre grappa e gin furono le basi alcoliche preferite, ricordando che il primo è il distillato nazionale ed il secondo ha profonde radici italiane.
Infine il vermouth, vanto della liquoristica nazionale, che fu ingrediente fondamentale di ben tre polibibite.
In definitiva quella futurista fu una vera rivoluzione con l’Italia nel cuore che, a cusa della natura esterofila della nostra miscelazione, fu fatta praticamente cadere nel vuoto.
La forza innovativa fu dimenticata nel Dopoguerra per via del legame con il fascismo che fu la vera condanna del Futurismo.
Un innovazione che avrebbe reso l’Italia prima nel mondo con soluzioni che sarebbero state riproposte solo decenni più tardi, si pensi all’Ice Carving, all’uso odierno di profumi, spume e velluti e alla Cocktail Art, con decorazioni dette Side, con nastri e frutti.

  • #miscelazione futurista

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