Caffè in capsule: il futuro è compostabile

di drinKing

La crescente diffusione del caffè in capsule, anche nel fuori casa, pone nuovi e rilevanti temi intorno al mondo del caffè. Infatti, da quando la tradizionale moka e il classico barattolo di caffè macinato hanno ceduto il passo alle macchine funzionanti con caffè porzionato, preparare un espresso è diventato certamente più facile e più veloce, ma anche più impattante. Sia dal punto di vista economico – le capsule, che contengono non più di 5-7 grammi di caffè, costano, mediamente, 30-40 centesimi ciascuna – sia dal punto di vista ambientale. Quest’ultimo aspetto si sta facendo particolarmente pressante, anche perché, in occasione della Giornata della Terra edizione 2018 (#earthday), sono stati diffusi dati al quanto allarmanti: sarebbero circa 300 milioni le tonnellate di plastica prodotte ogni anno, a livello mondiale, per confezionare bottiglie, imballaggi e numerosi altri prodotti, tra cui anche le capsule del caffè.

 

Le capsule tradizionali pesano sul bilancio ambientale

 

Sì, perché se si analizza l’offerta, si rileva come le capsule in plastica (polipropilene) e in alluminio siano al momento le più diffuse. E, appunto, le più impattanti: gradevoli esteticamente ed eloquenti per via della legenda colori di cui si avvalgono per indicare al consumatore i diversi aromi, entrambe devono essere smaltite nel cosiddetto sacco indifferenziato. E, una volta giunte in discarica, solo una piccolissima quota parte finirà in quel complessivo dieci per cento di plastica riciclata e riutilizzata in modo corretto. Il resto è destinato a essere catalogato come rifiuto generico, andando così incontro a un destino ben poco edificante: le sostanze chimiche contenute verranno rilasciate nel suolo e nelle acque, aggravando così una situazione complessivamente già compromessa. Ma, va detto, le case produttrici di capsule, consce della crescita a doppia cifra dei consumi di questa tipologia di caffè e altrettanto consapevoli dell’effetto boomerang che un’immagine negativa possa generare, stanno optato per una svolta green. Alcuni produttori stanno promuovendo punti di raccolta delle capsule usate; altri hanno messo a punto capsule compostabili smaltibili nel cosiddetto organico. Si tratta di capsule prodotte in bioplastica: una volta utilizzate e gettate nella raccolta dell’organico, possono essere recuperate per essere trasformata in compost e dunque diventare concime naturale per i terreni agricoli, innescando così un processo virtuoso.

 

Le nuove linee ecologiche

Considerando che, 60 milioni di capsule compostabili corrispondo a 120 tonnellate di plastica trasformabile in compost e non accumulata in discarica, si tratta di quantità significative, che possono contribuire in maniera sostanziale alla riduzione dei rifiuti plastici. Si può ipotizzare che, con un effetto a catena che non tarderà ad arrivare, i produttori di capsule andranno man mano a sostituire le capsule tradizionali con le nuove linee ecologiche: un processo che dovrà rispettare anche lo standard internazionale UNI EN 13432:2002, che detta norma proprio sui materiali compostabili. Accanto alle capsule in bioplastica destinate al compostaggio, vi è un’altra famiglia di capsule “amiche” dell’ambiente: sono quelle in acciaio. Certo si perde in termini di rapidità – la capsula va di volta in volta ricaricata – ma permettono di utilizzare qualsiasi tipo di caffè macinato sfuso, sicuramente più economico rispetto a quello venduto in capsule. Hanno inoltre l’indiscutibile plus di essere riutilizzabili per un numero di volte teoricamente infinito. Insomma, le alternative a plastica e alluminio ci sono e sono già concrete: la svolta ecologica del caffè porzionato sembra essere molto vicina.

 

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