Sparkling wines: il punto di Vania Valentini

di Vania Valentini


Le cifre sono impressionanti: il consumo di spumanti è aumentato quasi del 50% negli ultimi 10 anni, con una produzione di circa 2,7 miliardi di bottiglie prodotte all’anno.

Il successo delle bollicine non accenna a diminuire e ha intrapreso una strada nuova, aprendosi a più possibilità e proponendo al consumatore vini dalle innumerevoli interpretazioni e tipologie, meno elitari e finalmente liberi da fraintendimenti critici. Un risveglio che sta coinvolgendo tutte le latitudini e numerosi Paesi, complici anche la spensieratezza, la trasversalità, la gioiosità insite in questi sorsi. È davvero difficile immaginare un luogo, un momento, una situazione in cui un calice di bollicine risulti inappropriato.

Un vino da sempre votato ai festeggiamenti, il solo gesto dell’apertura predispone all’allegria, ma anche consolatorio, piacere per la mente e per i sensi, un dono, un omaggio a sé stessi e agli altri. Una bevanda, infine, ad altissimo potere simbolico, grazie alla sua discendenza regale: lo Champagne. Nome, questo, che evoca tutto il fascino del vino più rinomato e desiderato del mondo. Tuttavia, proprio quest’ultimo, ha sofferto, in passato, di un grande malinteso da parte del pubblico. Complice il fatto che, sin dai tempi di Versailles, lo si è voluto associare al glamour, alla ricchezza sfrenata, al lusso più dimostrativo, lo Champagne è stato considerato, per troppo tempo, più un brand che un vino, rimanendo vittima del proprio successo e facendo sì che anche l’appassionato ne perdesse, nel tempo, i veri riferimenti.

A onor del vero, il fatto che questo vino fosse diventato qualcosa di meno impegnativo di quanto lo fossero i sorsi di Borgogna o Bordeaux rendeva felici i produttori, che vedevano crescerne incessantemente la richiesta. Una delle poche denominazioni che, ancora oggi, non ha sufficiente vino per soddisfarne la domanda.

Lo Champagne, è un vino dall’appeal così enorme che si tende a mettere in etichetta, laddove è possibile, questo nome pur di vendere, relegando il resto degli spumanti a un piano marginale.

Tuttavia, il mondo del vino è cambiato, e con lui anche quello degli spumanti. La scoperta dei piccoli vigneron, dei produttori “artigiani”, l’approccio più “bio” che ha travolto non solo il mondo del food ma anche quello enologico, ha fatto sì che l’attenzione sia maggiormente puntata, oggi, su quello che si trova dietro a queste eleganti etichette ossia un vitigno, un suolo, una storia, degli uomini.

È curioso osservare come negli ultimi anni le discussioni degli addetti ai lavori non avvengano più nei salotti, bensì tra i filari, tra le vigne, con le scarpe che si sporcano di terra, quella terra di cui oggi, calici in mano, possiamo parlare per ore.

Tutto ciò ha riconsegnato alle ‘bollicine’ il loro vero valore, ovverosia un vino capace di trasmettere certamente piacere intellettuale e capace di smuovere gli animi più nobili ma, allo stesso tempo, in grado di dilettare il consumatore più disinteressato, dando la possibilità a chiunque di approcciarsi a queste bottiglie con l’opportunità, finalmente, di poter scegliere tra innumerevoli etichette senza necessariamente dovere spendere cifre altissime.

I Francesi, oltre al metodo, ci hanno insegnato questo: è solo entrando in sinergia con il proprio territorio, facendo delle peculiarità (suolo, gesso) ma anche delle difficoltà (clima, freddo) degli unicum, si è in grado di creare vini talmente originali e inimitabili che nessuno potrà mai replicare altrove. Oggi anche in Italia, vivaddio, abbiamo finalmente compreso l’importanza di valorizzare e credere nelle nostre uve autoctone, tantissime, e nelle innumerevoli zona vocate che ancora stiamo scoprendo.

Siamo ormai capaci di produrre Spumanti di pregio e dalle caratteristiche impossibili da replicare altrove grazie anche a uomini come Giulio Ferrari, Guido Berlucchi, Gancia, Maurizio Zanella, veri e propri visionari che ci hanno dimostrato che un Paese come l'Italia possiede elementi preziosi da offrire in termini di autenticità, tipicità. Basta crederci.

 

Infine, va detto: questi sono vini vincenti. Complice un clima che si fa sempre più caldo e una cucina che si sta indirizzando a piatti sempre più leggeri e dinamici, l’appassionato di vino oggi sceglie vini meno strutturati, pesanti, alcolici. Proprio come gli spumanti che, in aggiunta, hanno il pregio di posizionarsi ovunque, grazie alla loro trasversalità e bevibilità, mentre infiniti stili e interpretazioni fanno sì che si possa spaziare e divertire con innumerevoli abbinamenti, fino ad arrivare a goderne come vini da meditazione.

In aperitivo, a tavola, alle feste, agli eventi più spensierati ma anche più formali, aristocratici. Capaci di coinvolgere gli intellettuali più esigenti diventandone oggetto culturale ma accontentando anche il bevitore più distratto, alla ricerca di un piacere immediato, leggiadro, spensierato.

È sensazionale incontrare questi due piaceri in un calice. Ed è questa, in sintesi, la vera forza degli spumanti.

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