Nebbiolo: freschezza e longevità

di Gianni Fabrizio

Come abbiamo già visto in questo articolo sul Nebbiolo, non sempre i vini prodotti da questa fortunata varietà hanno dato vita a vini austeri e da lungo invecchiamento, anche se in effetti nell’ultimo secolo, si è fatta sempre più strada l’idea che quest’uva sia esclusivamente fonte di vini severi ad espressione terziaria. L’essere a tutti gli effetti una delle varietà a bacca rossa più nobile del pianeta ampelografico mondiale, comporta in forma direttamente proporzionale l’appartenenza alla categoria dei vini a lungo invecchiamento. Altresì la duttilità e la plasticità di questo vitigno, cioè l’adattabilità a versioni giovani o a interpretazioni in grado di vivere a lungo, costituiscono un’ulteriore affascinante chiave di lettura che, seppur meno affrontata, oggi cercheremo di avvicinare e capire meglio.

 

Quali sono le caratteristiche del Nebbiolo giovane ?

A fronte di variabili legate alla vinificazione e in parte alle pratiche agronomiche (vedi vendemmie da vigne più giovani e più generose insieme a raccolte leggermente anticipate), il Nebbiolo si esprime molto bene in gioventù, attraverso note primarie non banali e ricche di articolazioni sensoriali. La vinificazione in acciaio ne rappresenta il veicolo centrale, in quanto contribuisce a mantenere il frutto nella sua integrità organolettica, senza apporto di sentori esogeni, come quelli derivanti dal legno. L’estrazione più rapida, cioè figlia di macerazioni più corte, costituisce l’altro aspetto importante all’interno della costruzione di un Nebbiolo da pronta beva, dove l’impianto tannico tende a restare in sottofondo, permettendo una fluidità gustativa succosa e appagante. Lo spettro olfattivo è davvero unico e distintivo, transitando da sfumate note balsamiche a sentori fruttati (lampone, fragola e fragoline di bosco) e floreali (viola). Leggiadro più che leggero: un piccolo capolavoro di piacere fresco e immediato, dotato di un punto di bevibilità particolarmente elevato.

 

Come si presenta e come nasce il Nebbiolo da invecchiamento?

Il Nebbiolo, con la sua aristocratica e poderosa tannicità, rientra di diritto tra i vitigni che sono in grado di conservarsi e migliorare dopo un lungo affinamento in bottiglia. Per le sue caratteristiche analitiche, tende naturalmente a dare vini austeri. Infatti le uve Nebbiolo, vendemmiate a piena maturità soprattutto nei grandi millesimi regolari dal punto di vista climatico, possiedono una buona quantità di zuccheri – vale sempre l’equazione che ad una gradazione zuccherina determinata corrisponde un preciso corrispettivo nella gradazione alcolica. A questa caratteristica vanno aggiunte quelle di riuscire a conservare sui grappoli maturi una buona dote di acidità fissa e, soprattutto, un alto contenuto in polifenoli – soprattutto tannini – che è realmente il fattore determinante del vitigno Nebbiolo. Vinificato e affinato tradizionalmente in  botti di legno di diverse dimensioni, il vino che si ottiene ha le seguenti specificità:

 

- veste color rosso granato intenso con tonalità che tendono a sfumare leggermente verso la terracotta con l’invecchiamento

- al naso, sebbene gli aromi fruttati persistono, soprattutto nei vini provenienti da annate più calde, dominano i sentori più complessi che possono andare dai fiori secchi al tabacco e alla liquirizia, passando per note di catrame e di tartufo

- nelle vinificazioni più tradizionali (botti grandi) i vini si distinguono per la moderata polpa morbida che lascia spazio ad una sensazione più severa, determinata dalla austerità dei tannini, ai quali si aggiungono nelle annate più fredde o nelle zone climatiche più fresche, le percezioni della dorsale acida.


Ovviamente queste caratteristiche tipiche dei Nebbioli da invecchiamento possono variare a seconda del terroir (tipo di terreno, giacitura, esposizione, microclima, andamento climatico annuale, abitudini e tradizioni dell’allevamento della vite) e della scelta di vinificazione. Quando negli anni ’90 l’utilizzo di barrique nuove aveva preso il sopravvento, soprattutto presso alcuni Produttori di Langa, alcune delle caratteristiche sopradescritte non erano più facilmente riscontrabili, mentre attualmente stiamo assistendo alla ricerca di un ritrovato equilibrio in vinificazione, così utile al Nebbiolo, che predilige legni più grandi e spesso non nuovi, contribuendo ad esprimere al meglio l’anima e l’essenza di questo vitigno.

 

Giovane o da invecchiamento. Quali sono le denominazioni del Nebbiolo che producono e presentano entrambe le versioni ?

Diversamente dal passato sia per scelte imprenditoriali, sia per sollecitazioni provenienti dal mercato, oramai praticamente in quasi tutte le aree in cui si produce il Nebbiolo, cioè la porzione pedemontana nordoccidentale d’Italia, si possono trovare etichette di Nebbiolo d’annata accanto a versioni da invecchiamento, con uscita ritardata sul mercato, così come da disciplinare.  Probabilmente solo la Valtellina, dove il Nebbiolo è chiamato Chiavennasca, mantiene una proposta generale volta alla maturità prima dell’immissione sul mercato. L’ Alto Piemonte, altra storica e significativa area produttiva, ricca di vini dalle straordinarie potenzialità di invecchiamento, presenta attualmente molte etichette di Nebbiolo da pronta beva, così come avviene in Langa e Roero, dove quasi tutte le realtà produttive annoverano nella loro proposta un Nebbiolo d’annata accanto ad etichette che sfideranno i decenni.

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