Il Vinitaly 2019 conferma che è il futuro è rosa

di Gianni Fabrizio


Il Vinitaly rappresenta ancora il momento clou del mercato del vino italiano ed è quindi importante sapere leggere tra le righe ciò che succede in quei giorni, per cogliere le prime avvisaglie dei cambiamenti futuri e di quelle che potrebbero diventare le mode di domani. Così, nel corso degli anni, da quella fiera si è capito che una parte importante del mercato andava verso vini più sottili e freschi e quindi anche più bevibili e immediati. Nelle scorse edizioni, Verona ci ha dato indicazioni importanti sul crescente e diffuso interesse per le bollicine. Quest’anno il Vinitaly ha avvallato una novità di peso: il rosa è il colore del futuro. In quest’ambito, mi è persino successo di dover condurre, per la prima volta, una degustazione di rosé nostrani per un folto gruppo di buyer stranieri, mentre in passato il loro unico interesse sembrava essere rivolto ai rossi potenti e longevi.

I rosati e un interesse sempre più in crescita

Non sono certo le prime ed uniche sirene ma la strada appare tracciata. Non può essere solo l’avvicinarsi della bella stagione e delle vacanze al mare – magari proprio in Provenza – a farci venire voglia di bere rosati. Sono numerosi gli indizi che ci fanno pensare alla volontà dei nostri produttori di rosati e dei nostri consumatori a risalire la china. Oggi l’Italia è il terzo produttore al mondo di rosé, ma i consumi rappresentano solo il 6 per cento del totale. Si moltiplicano nel nostro paese gli eventi dedicati ai vini rosati. Organizzati dalla stampa (Gambero Rosso e Slow Food), dai consorzi interessati o da altri attori del settore come Rosé Olé: una degustazione dedicata ai rosati, tenutasi poco prima del Vinitaly nell’ambito della manifestazione Summa! . Partesa, con la Bu Adriatico, organizza ogni una raasegna interamente dedicata ai rosati nel mese di luglio. Quest'anno poi durante l'Only Wine Festival, che si terrà il 27 e 28 aprile a Città di Castello, ci sarà l' Only Wine Rosé, uno spazio interamente dedicato a questa tipologia  di vini. A giugno invece a Moniga del Garda, ci sarà Italia in Rosa, evento arrivato alla dodicesima edizione. 

Tutte queste manifestazioni rappresentano, inoltre, la testimonianza inequivocabile della crescente popolarità di questa tipologia, che piace per la spensieratezza di beva ma anche per la facilità negli abbinamenti, con ricette culinarie di tutte le culture, compresi i più svariati piatti delle cucine orientali, tanto di moda negli ultimi anni. Nel nostro paese iniziano anche a vedersi libri, dedicati a questo tema, come il “Manuale di conversazione sui vini rosati”, scritto da Andrea Gori e edito da Trenta Editore. E' ancora più stupefacente il fatto che, sotto la guida del dinamico Carlo Alberto Panont, a fine marzo 2019, sei consorzi di tutela, dal nord al sud della penisola (Valtènesi Chiaretto, Bardolino Chiaretto, Cerasuolo d’Abruzzo, Castel del Monte Rosato e Bombino Nero, Salice Salentino Rosato e Cirò Rosato) abbiano firmato il patto costitutivo di Rosautoctono, l’Istituto del Vino Rosa Autoctono Italiano. La dicitura "vino rosa" infatti, sostituisce il termine rosato e comprende prodotti da vitigni indigeni, ottenuti esclusivamente con la tecnica della macerazione. Quest'ultima infatti è l’unica in grado di produrre grandi rosa, a differenza della tecnica del salasso, messa a punto solo per concentrare rossi poco corposi. L'istituto vedrà i diretti interessati, oltre ad unire le proprie forze per motivi promozionali, lavorare insieme nel settore della ricerca in campo economico.

Qualche novità interessante venuta fuori in questo Vinitaly? Il Centovie Rosato di Umani Ronchi

Eccolo finalmente il primo rosato targato Umani Ronchi che esce con perfetto tempismo, visto il trend positivo che si sta delineando per i vini rosé. Anche se non è DOC è prodotto in Abruzzo, a Roseto degli Abruzzi, zona di grande tradizione per la tipologia, e con uve montepulciano, una delle cultivar più adatte. Inoltre il Centovie può fregiarsi della certificazione biologica. Ha colore rosa salmone pallido molto brillante, che deriva da una breve macerazione a bassa temperatura. È in linea con la tendenza più seguita attualmente che predilige i rosati dalla veste tenue. Anche il naso è proiettato su aromi freschi e armonici che partono dai fiori rossi per arrivare e soffermarsi a lungo su sensazioni di bacche rosse fresche. È invitante e subito godibile. Al palato sfoggia una beva semplice ma dotata di nerbo e discreta struttura. Come accade solitamente per i vini rosati, si abbina facilmente con i piatti più disparati: dal pesce di mare ai primi gustosi della cucina marchigiana/abruzzese.

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